| Galleria del Corso - Press Review |
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Forse è solo il mistero, o semplicemente, il segno della poesia, che li rende complici, che li avvolge in una ragnatela di lirismo contenuto, fatto di pochissime cose, anche di silenzi, di piccole, incredibili invenzioni, di citazioni improvvise, apparentemente lontane da ciò che stanno suonando eppure, all'improvviso, perfettamente aderenti al clima di magico, irridente dileggio che anima le loro esecuzioni, pur così serie, pur così composte, si che l'ascoltatore deve, ogni volta, orientarsi nel dedalo delle emozioni che i due riescono a suscitare in una sorta di arcobaleno di suoni.Vittorio Franchini, Umbria Jazz 04, Luglio 2004
L'incontro tra i due "grandi vecchi della tastiera jazz (per Coscia si tratta ovviamente di quella "verticale" della fisarmonica) è stato un piccolo avvenimento, che fortunatamente pare destinato a continuare. Questa ne è la testimonianza live, registrata nel dicembre 2003 a Cattolica, al 2uo festival, e nell'aprile scorso al Teatro Subasio di Spello. Il valzer lento che rese celebre (e ricco) negli anni Quaranta Carlo Alberto Rossi diventa una scheggia poetica piena di sfaccettature e di rimandi lirici, "un dedalo di emozioni.....un arcobaleno di suoni". Raffaello Carabini, Jazz Magazine, Novembre 2004
Nell'album Coscia e Sellani condensano nel proprio linguaggio tutto un secolo di storia musicale italiana. Il repertorio di canzoni popolari degli anni '30 e '40 esalta le capacità espressive e poetiche dei due musicisti che trovano nelle memoria del proprio vissuto l'ispirazione per una rilettura in chiave originale e contemporanea. Claudio Bianconi, Corriere dell'Umbria, Luglio 2004
"Galleria del Corso" con Gianni Coscia alla fisarmonica e Renato Sellani al pianoforte alle prese con un secolo di storia musicale italiana. I due sono celebri musicisti di gran classe e prestigio che nel cd rievocano il fermento musicale della Milano degli anni Trenta e Quaranta con una serie di canzoni popolari dell'epoca in una rilettura originale e contemporanea. Sofia Coletti, La Nazione, Luglio 2004
L'accordion di Gianni Coscia e il pianoforte di Renato Sellani: nell'aria le melodie indimenticabili di una stagione straordinaria, quella in cui - tra gli anni '30 e i '40 - la Galleria del Corso di Milano era il centro dell'editoria musicale italiana. Atmosfera melodica e malinconica, certo, ma i due artisti riescono a tagliare le curve del sentimentalismo e rileggono in chiave jazz classici come Non dimenticar le mie parole, Amor baciami, Le foglie morte, Polvere di Stelle, unendo così in un filo colorato autori come D'Anzi e Kosma, Carmichael e Rossi. Più lirico e slanciato Coscia, più riservato e votato a un sapiente lavoro di raccordo Sellani. Insieme, per 54 minuti, costituiscono una lieve e sorridente macchina del ricordo, rendendo omaggio a uno storico disco di Alberto Semprini e Gorni Kramer, piano e fisarmonica. Ieri come oggi, come sempre. (OR) Musica e Dischi, Novembre 2001
Galleria del Corso di Milano, nella mente di molti quel luogo d'incontro di gente della musica leggera italiana, di musicisti, per la precisione, in cerca di ingaggi e notorietà. Galleria del Corso di Gianni Coscia e Renato Sellani, luogo d'incontro di note reinterpretate estratte dalla memoria di quegli anni trenta e quaranta di un'Italia grigia e triste e di un'Europa non molto lineare. Tra le più belle canzoni, nove perle riprendono vita e suonano fresche dagli strumenti dei due musicisti. Dalla musica italiana come Non dimenticare le mie parole di D'Anzi, alla francese, all'americane My Funny Valentine, Polvere di stelle. Un cd registrato dal vivo (e pure molto bene) è un cd "vivo". Nascono e si muovono personaggi inesistenti, ricostruiti dalla fantasia stimolata dalla musica. Vengono rievocati locali che tanto siamo stati abituati a vedere dai film di ogni tempo. Donne truccate avvolte al collo da vistosi pellicciotti e stringono fra le inguantate dita, lunghe sigarette. Locali intossicati e annebbiati, lo swing che fa muovere gli spiriti e le risate s'infilano fra una nota di piano e un tintinnare di bicchieri sul bancone del bar. E' vero, forse la realtà era tutta un'altra cosa, fuori da quei luoghi l'allegria moriva, ma quell'ombra nel disco viene illuminata dall'ironia di Coscia - come non notare quell'oceano di tango e quell'abstract di "Bella Ciao" in chiusura nel Le foglie morte di Kosma - e l'allegria intrisa di poesia di Sellani in tutti i brani. Un disco sì nostalgico, ma ricco di eleganza e stile che queste due menti esuberanti riescono sempre a regalarci. Angelo Abbondante, Jazz Convention, Aprile 2005
Difficile immaginare una coppia di musicisti jazz italiani così ben assortita come quella composta da Gianni Coscia, accordion-virtuoso, e Renato Sellani, poeta del piano jazz. Questo straordinario live, dal nostalgico titolo "Galleria del Corso", li vede riuniti proprio all'insegna degli standard. Molti quelli americani, da "Polvere di stelle", "Laura", e "My funny Valentine" su tutti, ma anche omaggi alla musica francese, un accorata "Le foglie morte", e a quella italiana, "Non dimenticar le mie", "Amore baciami". Un gioiello del jazz nostrano. La Giotto Music, label nuova di zecca, non avrebbe potuto sperare in un esordio migliore. L'etichetta parte con il piede giusto, un'operazione che riporta al mitico Radici di Troversi/Coscia. Galleria del Corso è un live, habitat ideale per i due artisti, con il quale intendono omaggiare il rapporto artistico e di amicizia che, oltre mezzo secolo fa, ha visto protagonisti Gorki Kramer (fisarmonica) e Alberto Semprini (piano). Coscia e Sellani sono bravissimi a rivitalizzare e ad aggiornare la sintonia, l'allegria, la spensieratezza, i modi confidenziali dei due grandi maestri scomparsi. Una manciata di evergreen che i due jazzisti/amici si divertono a rileggere, trasformare, frammentare, ricomporre, quasi fosse plastilina. Un disco uniformemente riuscito, ma lo swing pacato e coinvolgente di "Non dimenticar le mie parole" sembra avvinghiare l'ascoltatore in un lungo abbraccio, mentre "Dinah" lascia senza parole: uno scatenato Coscia va a intrecciarsi con un Sellani dai sapori stride. Enzo Pavoni, Jazz Magazine, Ottobre 2004
Come è nato Galleria del Corso? "In modo assolutamente naturale. Anzi direi "preterintenzionale". Francesco Ciarfuglia, ci seguiva nei nostri concerti e registrava quasi tutto. Quando, quella sera a Cattolica, iniziammo a suonare non sapevamo certo che quell'esibizione sarebbe diventata un disco. Fate attenzione: i brani si susseguono in maniera quasi improvvisata. Uno di noi due suonava la prima frase di un brano e l'altro gli va appresso. Capita persino si cambi brano in tempo reale. Sono contento del risultato. Ci fotografa in modo assolutamente naturale." Come sono state scelte le canzoni? "E' un repertorio che tutti gli artisti italiani del jazz del dopoguerra amavano assai eseguire. Mescola la grande tradizione popolare melodica nostrana con la fascinazione folgorante che tutti avemmo quando scoprimmo lo swing americano, il grande jazz. Allora non c'erano i cd e i dischi si trovavano poco e si ascoltavano sino a consumarli. Se li volevi trovare appunto dovevi andare alla Galleria del Corso a Milano..... da un'intervista di Marco Crisostomi a Gianni Coscia, Jazz Magazine, Novembre 2004
Ancora un'immersione di improvvisatori nella canzone degli anni Trenta e stretti dintorni, ma in questo caso la nostalgia di norma legata a queste imprese acquisisce un senso e una qualità "speciali", essendone protagonisti, in un godibilissimo disco live che inaugura una nuova etichetta, due "accademici" del nostro jazz. I quali, va detto, forse non hanno mai suonato tanto bene quanto in questi anni. In effetti, portandosi su una delicatezza di tocco affascinante e su un senso della parafrasi addirittura geniale, Sellani, ha perfino superato il magnifico pianista bop che sfolgorava accanto a Basso e Valdambrini; e del pari Coscia, è cresciuto di qualità (grazie anche al tandem con l'affine Trovesi) nel rincorrere musicalmente le storie, personali o popolari, che si sente dentro. In genere è Sellani a instaurare, conciso e illuminante, l'atmosfera dei singoli brani, poi i due solisti si alternano e si incrociano nello sviluppo di così felici melodie e si direbbe perfino, senza che parola sia pronunciata, dei versi che a quelle erano legati. Straordinaria, tanto è struggente, la versione di My Funny Valentine, ma nello sfogliare le pagine del disco non sono pochi i momenti di altrettanto spiccato lirismo. Così Laura non è più il testo virtuosistico su cui fino a ieri dovevano provare la loro abilità i sassofonisti ma è quasi una meditazione, e Le foglie morte, dimenticano Prèvert, è parecchio lontano da una cave esistenzialista della Rive Gauche (e Coscia la chiude citando Bella ciao). Naturalmente Dolce Giorgia Marrone è l'immortale Sweet Georgia Brown, dato che nella loro rievocazione i due pare abbiano voluto ironizzare sull'ordine, ferreo in quei tempi bui, di italianizzare i titoli "barbari". Gian Mario Maletto, Musica Jazz, Gennaio 2005
E' sempre nei momenti più bui che un lampo fornisce luce, speranza, energia. Ed è quello che a quel tempo fecero Gorni Kramer e Alberto Semprini, fisarmonica-piano, un duo a cui in qualche modo si ispira questo progetto, con i dovuti distinguo. Nove brani, nove magnifiche interpretazioni, dense di note, musica, emozioni, anche negli spazi, nei silenzi, nelle intenzioni, negli accenni. Non dimenticar le mie parole, fluida, meravigliosa antica, un'icona. Le Foglie Morte, in una semplice disarmente vi risiede una gemma riportata alla sua naturale lucentezza. Polvere di Stelle, un film in bianco e nero d'altri tempi che però non finisce mai di commuovere. My Funny Valentina e Laura, immortali canti d'amore eseguiti riuscendo a ridurli alle uniche note necessarie e fondamentali per renderli essenza. Amore baciami, Da te era bello restar, swing d'altri tempi che segnano nell'aria il loro andamento morbido e fluttuante. Dinah e dolce Giorgia Marrone virtuosi esempi di fox-trot e blues. Semprini diceva di sentirsi un "acrobata da circo senza rete" quando suonava con Kramer il quale rispondeva in modo spavaldo "suona, suona, non aver paura.....". Ed è così che anche Sellani e Coscia, ora clown, ora acrobati, trattengono il pubblico costantemente col fiato sospeso, lo sguardo in alto, meritando un pauso alla fine di ogni numero. Marco Losavio, Jazzitalia, Gennaio 2005
E' un album vistosamente caratterizzato da colorature del passato, con una vena di nostalgia, ma anche vivace ed attuale, interpretato dai due in modo profondamente sentito. Un album nel quale, pur nella tradizionalità dell'operazione, non mancano momenti nei quali la libera improvvisazione ed il feeling tra i musicisti permette la riproposizione davvero interessante di alcuni brani pur così noti, tra i quali spiccano le belle riletture di "My funny Valentine" e "Polvere di stelle" Neri Pollastri, All About Jazz, Gennaio 2005
La nostalgia, come il buon vino, deve invecchiare bene per non inacidire. E più che bene è invecchiato il ricordo di una grande pioniere del jazz nostrano come Gorni Kramer, della cui musica Gianni Coscia si è fatto da anni ambasciatore. Questo duo, registrato benissimo dal vivo, vuole rievocare le storiche incisioni di Kramer con il pianista Alberto Semprini, negli anni Trenta. Lo fa con lirismo e intensa partecipazione, con la raffinata eleganza tipica di Sellani ma al tempo stesso con quell'ironia sorniona che contraddistingue sempre le perfomance di Coscia. Una immensa lezione di grazia, levità e stile. Sergio Pasquandrea, Jazzit, Novembre-Dicembre 2004
Il titolo non è scelto a caso perché la Galleria del Corso è stata la culla, l'asilo, il liceo e l'università della canzone e della musica leggera italiana. Era il posto dove i musicisti si incontravano, dove chi era senza lavoro poteva trovare un ingaggio, dove chi cercava canzoni non aveva che da entrare in decine di uffici di case editrici e chiedere al maestro di ascoltare al pianoforte la nuova produzione. Sentendo il disco non si può essere imparziali con questi due senatori che, sembra di vederli, si siedono e cominciano a dialogare insieme su temi affrontati centinaia di volte ma che ogni volta è come se fossero la prima, tanto si sente che partecipano e vanno dentro le atmosfere, improvvisano e gigioneggiano, a volte suggerendosi a vicenda frasi e riff patrimonio comune di chi fa jazz da una vita, ma con una classe e un'ironia che le fa sembrare inventate sul posto. Coscia ci ricorda una volta di più che la fisarmonica è uno strumento bellissimo e Sellani, da par suo, quando ha ribadito abbastanza il suo approccio poetico e lirico con lo strumento, ci spiazza con una interpretazione anni '30 di "Dinah" che di colpo ribalta l'immagine che ci eravamo fatta di lui. Ernesto de Pascale, La Nazione Umbria, Dicembre 2004
Gianni Coscia, fisarmonicista e Renato Sellani, pianista; prova del loro talento musicale la si ha col cd "Galleria del Corso", dove i due musicisti hanno inciso nove brani noti. Sono nove esecuzioni favolose, dove il fisarmonicista e il pianista si alternano nelle parti soliste e si fondono in quelle d'assieme. Proprio come fecero a suo tempo Gorni Kramer e Alberto Semprini, ai quali il cd fa riferimento. Vittorio Montanarini, La voce di Mantova, Dicembre 2004
Coscia e Sellani creano un viaggio nei decenni rallentando i tempi, distillando note, creando uno swing datato ma irresistibili. Luigi Onori, Il Manifesto, Maggio 2005
Sono tutti ever-green, sempreverdi, italiani e internazionali, che tutti conoscono, resi piacevoli da un'interpretazione gustosa, originale, moderna e antica al tempo stesso, scevra da intenzioni di ricerca musicale d'avanguardia e votata al solo piacere dell'ascolto, puro e semplice. Definirei questo cd come una vera chicca, da tener pronto all'audizione nella nostro disco-teca personale. Un accento positivo sulle piacevoli e per nulla irriverenti citazioni che vengono fatte durante gli assoli. Sono veramente ben integrate con lo spirito che anima i due musicisti.......... Conoscendo Sellani, c'è sempre una sorta di sottile ironia musicale che serpeggia tra le note e riesce a strappare qualche sorriso complice. Enzo "Orso" Valsecchi, La Repubblica Veneta, Febbraio 2005
Un'album delizioso della storia un po' tormentata. Gianni Coscia e Renato Sellani, fisarmonicista e pianista che, come si suol dire, non abbisognano di presentazioni, hanno registrato i nove brani qui inclusi durante un concerto a Cattolica alla fine del 2003. Il repertorio di quell'occasione era interamente composto da classici nostrani e non degli anni Trenta e Quaranta. Da “Non dimenticar le mie parole” alla meravigliosa “Laura”, tema portante dell'omonimo noir di Otto Preminger, da noi noto con il fuorviante titolo “Vertigine”, ma che dire, allora, di “Sweet Giorgia Brown” che diventa “Dolce Giorgia marrone” parodiando l'italianizzazione autarchica dei brani stranieri. A proposito di nomi, “Galleria del Corso” è quello scelto per l'album destinato a immortalare quell'occasione, un omaggio, anch'esso, al celebre ritrovo di musicisti, autori ed editori di una Milano che viveva un'irripetibile stagione creativa. Pubblicato nel 2004, il disco è stato particolarmente apprezzato da un Umberto Eco in vena di abbandonarsi ai ricordi presentando il romanzo “La misteriosa fiamma della Regina Loana”: la colonna sonora ideale per le sue pagine piene di nostalgia. Una perla da riscoprire che trova il suo maggior pregio proprio in una scaletta di brani abusati ascoltati in mille e più versioni e che, pure, è ancora possibile rinnovare nell'interpretazione. E' il caso eclatante di “My Funny Valentine”, quasi eterea, de “Le foglie morte” che si congeda azzardando “Bella ciao”, di “Polvere di stelle”, mentre sono assolutamente da riscoprire antichi standard nostrani come “Amore baciami” e “Da te era bello restar”. La registrazione è buona, con un pubblico un po' troppo presente, quasi a ricordare il trambusto della galleria meneghina. Alessio Brunialti, Audio Review, Dicembre 2008
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Forse è solo il mistero, o semplicemente, il segno della poesia, che li rende complici, che li avvolge in una ragnatela di lirismo contenuto, fatto di pochissime cose, anche di silenzi, di piccole, incredibili invenzioni, di citazioni improvvise, apparentemente lontane da ciò che stanno suonando eppure, all'improvviso, perfettamente aderenti al clima di magico, irridente dileggio che anima le loro esecuzioni, pur così serie, pur così composte, si che l'ascoltatore deve, ogni volta, orientarsi nel dedalo delle emozioni che i due riescono a suscitare in una sorta di arcobaleno di suoni.