| Frescobaldi per noi - Press review |
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Estrema compostezza formale, si respira nell'ultimo lavoro di un'autentica istituzione della fisarmonica contemporanea Gianni Coscia che in "Frescobaldi per noi" rielabora pagine del grande ferrarese, alternandole a sue composizioni a lui ispirate (tipo quelle che aprono e chiudono il CD, intitolate 1583 e 1643 come gli anni di nascita e morte dell'omaggiato). E' all'opera un prezioso quartetto completato da tromba, trombone (il glorioso Dino Piana) e contrabbasso che attraversa le varie pagine con estremo pudore ed eleganza, in un incedere spesso contrappuntistico che trascolora qua e là in rumori quasi liturgici. Un disco molto intelligente, nitido, curato, che conferma le grandi doti squisitamente compositivo-arrangiative di Coscia, e in cui l'improvvisazione, rimanendo l'angolazione comunque jazzistica, gioca ovviamente un ruolo rilevante.Alberto Bazzurro, Il Foglio di Francavilla, Giugno 2007
Una delle proposte più interessanti di Umbria Jazz viene da Gianni Coscia, con un concerto dedicato alle polifonie di Girolamo Frescobaldi. La rilettura di Frescobaldi da parte del quartetto diretto da Coscia va in scena nell'oratorio di Santa Cecilia e meraviglia per la sua naturalezza. Il passaggio dalle architetture polifoniche rinascimentali a quelle del jazz avviene senza traumi, e il suono di tromba e trombone, di casa sia nelle corti rinascimentali che a New Orleans, fa il resto. Paolo Occhiuto, Ansa, Luglio 2007
"Frescobaldi per noi" è l'ultima fatica di Gianni Coscia, artista che ha contribuito ad attualizzare le intuizioni applicate sulla fisarmonica da Gorni Kramer. Con Antonello Salis, Coscia è uno dei pionieri del rinnovamento fraseologico operato quello strumento a lungo dimenticato. Col supporto tecnico di Francesco Ciarfuglia, che da anni cura le incisioni di Coscia, il nuovo progetto brilla per originalità e qualità sonora. Il repertorio è incentrato su alcune celebri composizioni di Girolamo Frescobaldi - vissuto tra il 1583 e il 1643 -, alternate a una manciata di originali del fisarmonicista, affiancato dal trombettista Fulvio Sigurtà, dal poliedrico contrabbassista Enzo Pietropaoli e dal trombonista Dino Piana, un "grande vecchio" in grado tutt'oggi di impressionare col suo lucido talento. Incredibile come pagine musicali di quattro secoli fa possano ancora splendere per freschezza e attualità, sintonizzandosi alla perfezione con quelle di Gianni Coscia, in possesso della rara capacità di "piegare" alle proprie esigenze qualsiasi materiale sonoro, appropriandosene con una logica ferrea e senza forzature linguistiche. Appaiono permeati d'indubbia coerenza anche episodi appartenenti a differenti matrici culturali, dal soffice contrappunto di "1583" e "Toccata avanti la messa", alle briose arie rinascimentali - ora dissonanti, ora tinte di flamenco - di "Partite sopra 'La follia' ", dalle meste/nostalgiche "Preambulum per trombone" e "Capriccio pastorale", alle stupefacenti performance di Piana e Sigurtà in "Passacaglia/Aria" e "Danza-dei-pastori". Un disco da votare al Top Jazz di fine anno. Enzo Pavoni, Audio Review, Giugno 2007
Tra le novità di quest'anno, ad Umbria Jazz, brilla di luce propria il quartetto, diretto da Gianni Coscia, che ha proposto le composizioni di Girolamo Frescobaldi. Un concerto, quello dell'oratorio di Santa Cecilia, che ripropone il festival come momento anche di proposte inconsuete e stimolanti. Gianni Coscia si è presentato sul palco con Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Dino Piana al trombone e Fulvio Sigurtà alla tromba. Di sé dice. "Sono un suonatore di fisarmonica e non un fisarmonicista". Frescobaldi è stato riletto con naturalezza, e con la stessa naturalezza si è sviluppato sul palco. Chi ha avuto la fortuna di ascoltare i brani proposti si sarà accorto di quanto sia stato semplice e naturale - pur nella difficoltà armonica - di traslare i brani le strutture di polifonia del nostro Rinascimento in strutture armoniche Jazz: il tutto in grandevolissima normalità! D'altronde chi di storia della musiche si intende saprà che nella città della "Musica felice" (New Orleans) e nelle sue corti eran di casa sia la tromba che il trombone. Paolo Occhiuto scrive: " Il clima del concerto è stato quello di una assorta malinconia, tranne qualche episodio, come il ballo dei pastori, in cui il quartetto si abbandona ad una contenuta gioia di movimento". Quella di Gianni Coscia è la riprova di come il jazz made in Italy si sia, ormai, definitivamente allontanato dagli stilemi jazzisti di oltre Oceano. Coscia, con il suo combo, si riappropria, in vero, di quello che è il nostro repertorio nazionale. Marcello Migliosi, Jazzitalia, Luglio 2007
Il cd Frescobaldi per noi di Gianni Coscia, ha ricevuto brillanti conferme da una tournée concertistica che ha toccato Valenza Po, Padova, Ferrara e Milano. Hanno suonato gli stessi protagonisti del cd, cioè Gianni Coscia fisarmonica e ideatore del progetto, Fulvio Sigurtà tromba, Dino Piana trombone ed Enzo Pietropaoli contrabbasso. La tappa più interessante e significativa è stata Ferrara, la città dove il grande compositore rinascimentale nacque, e dove il suo ricordo è talmente vivo che gli abitanti usano dire "fa Baldi" invece che "fa fresco". Il quartetto è stato ospitato e festeggiato nell'incantevole Sala degli Stemmi del Castello Estense. Sollecitati dall'ambiente molto adatto alla musica frescobaldiana tradotta nella pronuncia jazzy, i quattro hanno dato il meglio. Coscia, Piana e Pietropaoli sono colonne del jazz italiano, tanto più in questo difficile compito. Ma una splendida rivelazione è Sigurtà, giovane solista che vive a Londra. Franco Fayenz, Il Giornale, 17 aprile 2007
Un cd come Frescobaldi per noi sollecita l'acquirente anzitutto con la raffinatezza della confezione cartonata. E' un piccolo capolavoro di stile rinascimentale nel quale sono coinvolti i quattro protagonisti (Gianni Coscia fisarmonica e ideatore del progetto, Fulvio Sigurtà tromba, Dino Piana trombone, Enzo Pietropaoli contrabbasso) mostrati all'interno in spiritosi paludamenti d'epoca. La musica, che non a caso inizia e termina con due brani di Coscia intitolati agli anni di nascita e di morte di Girolamo Frescobadi da Ferrara, riesce mirabolmente a conciliare l'originale scrittura frescobaldiana con i quattro attualissimi strumenti e con la loro pronuncia jazz. Sia lode anche alla casa editrice di Francesco Ciarfuglia. Franco Fayenz, Il Giornale, 13 Aprile 2007
Il grande fisarmonicista alessandrino, si concede una straordinaria divagazione sui generis: rifare in jazz le partiture organistiche di Gerolamo Frescobaldi, immenso compositore rinascimentale. La risposta, partendo dai temi polifonici originali (partite, arie, passacaglie, toccate, capricci, preamboli) alterna le improvvisazioni tonali di tromba (Fulvio Sigurtà), trombone (Dino Piana), contrabbasso (Enzo Pietropaoli) e del leader stesso. Coscia del resto afferma di non tradire "la scrittura originale che lascia inalterata - nonostante l'adattamento a un'orchestrazione insolita - ma azzarda uno sviluppo armonico, un'invenzione ritmica talvolta spregiudicata, un fraseggio emozionalmente indissolubili dall'impressionante opera del grande ferrarese". L'esperimento, potrebbe indicare una nuova via del jazz europeo. Guido Michelone, Il Manifesto, Ottobre 2007
"Frescobaldi per noi" è un gioco di contrappunti tra fedeltà e libertà. Fedeltà perché Coscia lascia praticamente immutati i temi frescobaldiani, limitandosi ad arrangiarli per l'organico scelto: i due fiati, che richiamano sonorità rinascimentali, la fisarmonica, che suggerisce l'organo, e il contrabbasso al posto del basso continuo. Libertà perché poi i temi diventano punti di partenza per divagare e dire altro: ad esempio aggiungendo echi di flamenco alle Partite sopra "La follia", o agganciando una tenera balland jazzistica in coda a una passacaglia di Frescobaldi, o ritrovando cadenze di tango nella Toccata avanti la Messa,o ancora trasformando una Toccata in una sospensione evocazione sonora. Il leader si ritaglia anche tre spazi in solitario, i cui titoli si ispirano alle date di nascita e morte di Frescobaldi (1583 e 1643) e a quella di pubblicazione dei "fiori Musicali" (1635). La grandissima classe di tutti i musicisti e il loro rispetto per il materiale originale evitano qualunque sospetto di caduta nel kitsch. Un'opera di deliziosa freschezza, in cui tutto sembra accadere con naturalezza e semplicità. Un vero piacere per l'ascolto. Sergio Pasquandrea, Jazzit, Gennaio-Febbraio 2008
Coscia ha portato nel suo mondo espressivo una musica meravigliosa, scegliendo una ambientazione sonora che mantenesse una qualche coerenza con l'originale contesto sonoro, e questo spiega l'inusuale organico in cui figura la straordinaria presenza di una personalità storica del rilievo di Dino Piana, di un contrabbassista duttile e di grande gusto come Enzo Pietropaoli, partner per anni di Enrico Pieranuzzi, e del giovane trombettista Fulvio Sigurtà. Maurizio Franco, Recensione concerto "salone degli affreschi" Milano, Aprile 2007
Il jazz e la classica si stanno incontrando con sempre maggiore frequenza: stavolta è il debutto con la musica afroamericana di Girolamo Frescobaldi (1583/1643), grande compositore ferrarese ed eccezionale organista. Con lui si confronta il fisarmonicista in maniera rispettosa e conseguente, coerente con l'universo rinascimentale e insieme del tutto attuale. Sensibilissimi e puntuali i tre partner nel quartetto drumless, a cominciare dallo "storico" trombonista Dino Piana, continuando con il corposo e duttile contrabbassista Enzo Pietropaoli e con il promettente trombettista Fulvio Sigurtà. Raffaele Carabini, Jazz Magazine, Luglio 2007
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Estrema compostezza formale, si respira nell'ultimo lavoro di un'autentica istituzione della fisarmonica contemporanea Gianni Coscia che in "Frescobaldi per noi" rielabora pagine del grande ferrarese, alternandole a sue composizioni a lui ispirate (tipo quelle che aprono e chiudono il CD, intitolate 1583 e 1643 come gli anni di nascita e morte dell'omaggiato). E' all'opera un prezioso quartetto completato da tromba, trombone (il glorioso Dino Piana) e contrabbasso che attraversa le varie pagine con estremo pudore ed eleganza, in un incedere spesso contrappuntistico che trascolora qua e là in rumori quasi liturgici. Un disco molto intelligente, nitido, curato, che conferma le grandi doti squisitamente compositivo-arrangiative di Coscia, e in cui l'improvvisazione, rimanendo l'angolazione comunque jazzistica, gioca ovviamente un ruolo rilevante.